Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Ritardo Mentale

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Caratteristiche e differenze



Il presente articolo ha lo scopo di illustrare le caratteristiche cliniche del Ritardo Mentale e dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento con particolare riguardo alle differenze e di conseguenza alla diagnosi differenziale, si tratta di Disturbi del Neurosviluppo come recentemente definiti dal DSM5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) con esordio pertanto in età infantile.

Il MIUR si è espresso a tutela di alunni con Bisogni Educativi Speciali con una Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 e con la Legge 8 ottobre 2010, n. 170 inoltre ha riconosciuto la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento (DSA) definendo i diritti di questi alunni all’interno del percorso scolastico e prevedendo la definizioni di percorsi individualizzati per garantire le condizioni ottimali di studio a chi presenta tali diangosi, questi alunni pertanto possono avvalersi di strumenti compensativi e di misure dispensative di supporto.
Riconoscere le difficoltà di apprendimento precocemente ed effettuare pertanto i dovuti accertamenti permette ai genitori degli alunni con DSA di ottenere una certificazione e quindi un supporto mirato.
Il Ritardo Mentale: definizione e criteri diagnostici
Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) il termine di ritardo mentale è stato sostituito da “disabilità intellettiva”. Tale condizione implica la presenza di alcuni precisi criteri diagnostici:
A. Deficit delle funzioni intellettive tra cui l’apprendimento, il ragionamento, la pianificazione per il futuro, il pensiero astratto, la capacità di giudizio, di risolvere problemi e di prendere decisioni che deve essere confermato sia da valutazione clinica che da prove d’intelligenza standardizzate1;
B. Deficit del funzionamento adattivo cioè deficit di tutte quelle attività che consentono l’adattamento della persona nella vita quotidiana e nell’ambiente in cui vive. Le funzioni adattive sono le funzioni base di sopravvivenza e adattamento all’ambiente come la pulizia di se stessi, il vestirsi da soli, mangiare da soli, svolgere compiti fattibili per l’età cronologica della persona1.
Senza supporto continuativo i deficit adattivi limitano il funzionamento in una o più attività della vita quotidiana, quali la comunicazione, la partecipazione sociale e la vita indipendente, in più ambiti diversi, come la casa, la scuola, il lavoro e la comunità. L’insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi avviene in età evolutiva. Tale condizione segnala pertanto un ridotto livello cognitivo che si estende a diverse aree di funzionamento e si individuano 4 livelli di gravità della compromissione che contraddistinguono il ritardo mentale, in base ai punteggi del Quoziente Intellettivo, in: lieve (livello del QI da 50-55 a circa 70) , moderato (livello del QI da 35-40 a 50-55), grave (livello del QI da 20-25 a 35-40) e gravissimo (livello del QI sotto 20 o 25) oltre quest’ultimo si parla di gravità del ritardo non specificata.
Le cause del ritardo mentale posso essere di natura ereditaria, causate da alterazioni nello sviluppo embrionale o da problemi durante la gravidanza e nel periodo perinatale ma anche da condizioni e complicazione mediche che si possono presentare più avanti nello sviluppo così come altri disturbi mentali. Occorre precisare che anche condizioni ambientali di deprivazione possono contribuire ad un ritardo che in questi casi presume un maggiore possibilità di compensazione.
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: definizione e cartatteristiche Il termine DSA ovvero Disturbi Specifici Dell’Apprendimento fa riferimento a difficoltà di lettura, scrittura e calcolo che si evidenziano con l’inizio della scolarizzazione in assenza di patologie organiche e di deficit cognitivo e non imputabile neppure ad un ambiente socio culturale e/o affettivo sfavorevole.
Se ne distinguono quattro:
Dislessia: riguarda la capacità di rendere automatico il processo di lettura per cui il bambino/a, dislessico appare molto lento e/o non corretto nella lettura questo può di conseguenza rendere anche faticosa la comprensione del testo;
Disgrafia: cioè la difficoltà ad imparare le regole della scrittura con frequenti e ripetuti errori fonologici (confusione tra suoni simili, inversioni, etc.) e ortografici (difficoltà a memorizzare le regole di conversione dalla lingua parlata in lingua scritta);
Disortografia: quando il tratto grafico (la calligrafia) risultano scorretti e poco chiari;
Discalculia:
cioè difficoltà specifica nei processi matematici (ad es. nelle procedure di calcolo) o nelle conoscenze numeriche (quantificazione, strategie di calcolo mentale, seriazione, etc..) di conseguenza il bambino è molto lento e fa fatica a svolgere tutti quei compiti che richiedono operazioni con i numeri. I DSA sono disturbi di carattere neurobiologico e per i quali emerge una famigliarità.
Gli specifici criteri diagnositici secondo il DSM- 5 sono i seguenti:
compromissione dell’apprendimento e dell’uso di abilità scolastiche quali la scrittura, la lettura ed il calcolo. Per la diagnosi deve essere presente almenno un sintomo dei 6 elencati per almeno 6 mesi: lettura delle parole imprecisa o lenta e faticosa, difficoltà nella compresnione del significato di ciò che viene letto, difficoltà nello spelling, difficoltà nell’espressione scritta, difficoltà nel padroneggiare il concetto di numero, i dati numerici o il calcolo, difficoltà nel raginamento matematico. Si distinguono inoltre tre livelli di gravità (lieve, moderata e grave) a seconda del grado di compromissione.
Diagnosi differenziale:
cosa distingue il Ritardo Mentale da un Disturbo Specifico dell’Apprendimento Sulla base della descrizione del Ritardo Mentale e dei Disturbi dell’Apprendimento, si può pertanto dedurre che mentre la prima condizione implica una compromissione più pervasiva del funzionamento cognitivo generale che prevede anche difficoltà scolastiche, i DSA costituiscono una difficoltà circoscritta ad una o più abilità specifiche (lettura, scrittura e calcolo) ma manca una compromissione generalizzata dello sviluppo intellettivo e del funzionamento adattivo. La diagnosi di ritardo mentale pertanto può essere effettuata quando vengano soddisfatti i criteri previsti da specifici manuali diagnostici a prescindere dalla presenza di altri disturbi (che possono essere secondari al ritardo stesso), viceversa i disturbi specifici dell’apprendimento, proprio perché inerenti una precisa area di funzionamento, presuppongono che lo sviluppo intellettivo rientri nella norma e che la difficoltà sia limitata alle aree di cui sopra. In altre parole un bambino con Ritardo Mentale (o Disabilità Intellettiva) presenterà con molta probabilità una difficoltà scolastica più o meno specifica e quindi un possibile DSA mentre viceversa un bambino con DSA non presenta un Ritardo Mentale. È utile ribadire che l’accertamento di Ritardo Mentale esclude quindi la diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Un aspetto che accomuna le diagnosi riguarda è il carattere di stabilità. Nel caso dei DSA si possono programmare dei trattamenti riabilitativi che mostrano maggiore efficacia quanto prima viene effettuata la diagnosi e pertanto l’intervento, tuttavia permane comunque una difficoltà che può essere compensata e/o migliorata, altresì il ritardo mentale che può essere parzialmente compensato, in particolare quando aggravato da una condizione socio culturale di svantaggio, attraverso strumenti e terapia tesa ad una maggiore autonomia coserva un carattere di costanza. Difficoltà di organizzazione motoria e di memoria sono peraltro riscontrabili in entrambe le condizioni, viene da se come alcune specifiche peculiarità dei bambini con DSA possono inizialmente far sospettare un ritardo più generale. Il primo strumento pertanto proprio per differenziare la diagnosi, come già citato, include la valutazione del livello intellettivo. In conclusione, bambini con difficoltà più o meno specifiche necessitano di un supporto dalla scuola e dalla famiglia con la finalità non solo di ottimizzare il percorso scolastico ma soprattutto di supporto emotivo che consenta di riflesso di aumentare la percezione di autoefficacia. Nell’importante contesto di socializazzione della scuola infatti occorre non dimenticare il vissuto di confronto e quindi di fallimento che questi alunni possono sperimentare e pertanto la necessità di un sostegno e di un clima che li aitui a non svalutarsi ma a valorizzare le proprie peculiarità ciò è quanto più efficace e possibile attraverso una collaborazioni tra specialisti, genitori ed insegnanti. Dott.ssa Simona Moriconi

Riferimenti


I. American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing, 2013. Edizione italiana: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina, 2014;
II. Cornoldi C., Le difficoltà di appendimento a scuola, Il Mulino, Bologna, 2017
III. Le guide Erickson, Dislessia e altri DSA a scuola, Erickson, Trento, 2012
IV. http://www.miur.gov.it/bisogni-educativi-speciali